22/06/2026

Candiolo, quarant’anni di fiducia e un nuovo sogno da costruire insieme

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Intervista a Gianmarco Sala, Direttore Generale della Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro – Candiolo

Ogni metro quadro è una storia di chi ha creduto

Direttore, la Fondazione compie quarant’anni. Quarant’anni nati da un’intuizione e cresciuti grazie a centinaia di migliaia di persone che hanno deciso di crederci. Qual è l’immagine che le viene in mente di ciò che la generosità dei nostri sostenitori ha reso possibile?

Ogni metro quadro dell’Istituto di Candiolo, qualcosa di unico al mondo basato sulla generosità delle persone, delle imprese e delle istituzioni. Quarant’anni fa, qui dove oggi sorge l’Istituto, c’era un campo di terra e un’intuizione visionaria: credere nella possibilità di far nascere un grande centro di ricerca oncologica, mattone dopo mattone, donazione dopo donazione. Nessuno, in Italia o all’estero, aveva mai immaginato una realtà nata e cresciuta interamente così, grazie alla fiducia di centinaia di migliaia di sostenitori.

L’obiettivo della Fondazione, in tutti questi anni, è stato custodire e consolidare quella fiducia, trasformandola in laboratori, tecnologie, spazi di cura e umanità. Quando attraverso i corridoi di Candiolo, penso sempre la stessa cosa: dietro ogni mattone c’è qualcuno che ha creduto, nella ricerca e nella cura.

Il nuovo sogno: sviluppare Candiolo entro il 2035

Da questo anniversario nasce un nuovo sogno: lo sviluppo dell’Istituto di Candiolo nei prossimi dieci anni. Cosa rappresenta per lei l’idea di questo nuovo obiettivo?

La nostra missione continua a essere la stessa, curare sempre più persone e sempre meglio, attraverso le attività di assistenza e di ricerca. Sviluppare Candiolo – attraverso un piano che prevede in dieci anni 35 mila mq in più con un investimento di oltre 200 milioni di euro – significa quasi raddoppiare la nostra capacità di sostenere la cura e la ricerca oncologica dell’Istituto.

Più spazi e più tecnologie messi a disposizione di medici e ricercatori si traducono in due risultati concreti, ed è importante tenerli insieme. Il primo è poter accogliere più pazienti: una donna, un uomo, un ragazzo che riceve una diagnosi difficile potrà trovare a Candiolo una risposta, una cura, una possibilità in più. Il secondo, spesso meno visibile, è altrettanto decisivo: la ricerca prodotta qui non si ferma dentro i muri di Candiolo.

Diventa pubblicazioni scientifiche, protocolli clinici, brevetti, conoscenza che entra nei laboratori e nei reparti di tutto il mondo. Un paziente curato a migliaia di chilometri da qui può beneficiare di una scoperta nata nei nostri laboratori, senza saperlo. Il nostro compito, come Fondazione, è far sì che ognuno di quegli avanzamenti possa accadere, garantendo le risorse, gli strumenti, la continuità nel tempo.

Il sogno dei prossimi dieci anni è fatto di metri quadri e di investimenti, ma il prodotto finale sono gli anni di vita che riusciremo a garantire a tante persone, da quelle che incontriamo ogni giorno in Istituto a quelle che non vedremo mai, ma a cui arriveremo attraverso la ricerca.

Il Piano di sviluppo 2026–2035 prevede 11 interventi su tutto il campus, suddivisi in 3 fasi, con l’obiettivo di trasformare Candiolo in uno dei campus oncologici più avanzati al mondo.

La Fondazione come condizione necessaria

La Fondazione è la struttura che rende possibile tutto questo: raccoglie, custodisce e mette a disposizione le risorse che permettono all’Istituto di fare ricerca e di curare. Quali sono le prossime sfide?

La Fondazione ha una responsabilità precisa: costruire le condizioni perché chi fa ricerca e chi cura possa lavorare al meglio, con continuità e con il sostegno necessario. È un ruolo che resta in secondo piano rispetto al lavoro dei medici, dei ricercatori, degli infermieri e dei tecnici ed è giusto che sia così, ma è la base senza la quale nulla di ciò che vediamo in Istituto sarebbe possibile.

Le sfide dei prossimi dieci anni sono diverse e tutte concrete. La prima è la sostenibilità del modello di raccolta fondi: continuare a coltivare la fiducia di centinaia di migliaia di sostenitori, privati cittadini, imprese, istituzioni, in un contesto sociale ed economico che cambia rapidamente, e farlo dialogando con generazioni nuove, che si avvicinano alla donazione in modi diversi rispetto al passato e che vogliono essere protagonisti del cambiamento in maniera positiva. La seconda è la capacità di programmare investimenti su orizzonti lunghi.

Uno sviluppo di Candiolo così significativo vuol dire pianificare oggi risorse che serviranno tra cinque, sette, dieci anni, con una disciplina e la giusta visione che non lasci nulla al caso. La terza è la trasparenza: chi dona a Candiolo deve sapere con precisione dove va ogni euro, e questa rendicontazione rigorosa è ciò che ha costruito la nostra credibilità in quarant’anni. La quarta, infine, è il rafforzamento del rapporto con le comunità, con le loro istituzioni, ma sempre più in dialogo con tutto il Paese, che sono parte integrante della nostra storia e del nostro futuro. Tutto ciò che facciamo serve a questo. La Fondazione esiste perché esistono i suoi sostenitori.

Grazie a chi c’è stato e a chi ci sarà

Cosa vorrebbe dire, oggi, a chi ci ha accompagnato in questi quarant’anni e a chi vorrà camminare al nostro fianco nei prossimi dieci?

Vorrei dire grazie, e dirlo con la consapevolezza che senza di loro non esisterebbe nulla di tutto ciò, di sicuro non in questa forma, non con questa qualità. Ogni risultato di questi quarant’anni, dalle pubblicazioni scientifiche, ai pazienti curati, ai ricercatori formati, fino alle scoperte entrate nella pratica clinica internazionale, tutto questo porta la firma di chi ha scelto di sostenerci, attraverso donazioni, lasciti, 5X1000, iniziative.

In questi 40 anni l’oncologia, soprattutto in Italia, ha fatto straordinari progressi, cresce l’aspettativa di vita dei pazienti, le cure diventano sempre più personalizzate e meno invasive. Per questo i prossimi anni saranno quelli decisivi. È un momento in cui i nostri ricercatori e medici sentono alla portata nuovi importanti traguardi, per la vita delle persone. Per continuare a essere unici al mondo abbiamo bisogno di chi ci sostiene da sempre e di chi vorrà iniziare da oggi, a dare un contributo significativo alla sconfitta del cancro nel segno di Candiolo.

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