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All’Istituto di Candiolo IRCCS la ricerca sull’immunoterapia cellulare per i tumori solidi avanza su più fronti. Grazie ai fondi del 5X1000 destinati alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, il progetto IMCURE — dedicato all’immunologia — esplora strategie innovative per colpire le cellule tumorali che non rispondono più alle terapie tradizionali. Ne parliamo con il professor Dario Sangiolo, responsabile scientifico del progetto insieme a Giovanni Grignani e Fabrizio Carnevale Schianca.
Il sistema immunitario è la prima difesa naturale dell’organismo contro le malattie. In oncologia, l’immunoterapia punta proprio a potenziare questa capacità innata, addestrando le cellule del sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
I meccanismi immunitari sono complessi e ancora in parte poco conosciuti: per questo la ricerca in questo campo costituisce ormai un settore specialistico a sé, con ricadute concrete sulla vita dei pazienti.
L’obiettivo primario di IMCURE è individuare farmaci sempre più mirati, capaci di colpire le cellule tumorali che hanno smesso di rispondere alle terapie convenzionali. Sono queste cellule, infatti, a poter far ripartire il cancro anche dopo una prima risposta positiva al trattamento. In questi casi, esplorare soluzioni alternative non è un’opzione: è una necessità.
Il professor Sangiolo descrive con chiarezza le due principali strade che il team sta percorrendo.
I TIL sono linfociti che si trovano già all’interno del tumore. Il processo prevede l’asportazione chirurgica di un piccolo campione di tessuto tumorale: da lì i linfociti vengono estratti, coltivati e moltiplicati in laboratorio, rendendoli più capaci di riconoscere e distruggere le cellule malate.
Le cellule CAR-T partono invece dal sangue periferico del paziente. I linfociti vengono prelevati e ingegnerizzati: il loro DNA viene modificato in modo che esprimano sulla membrana un recettore speciale — una sorta di antenna — in grado di individuare e attaccare le cellule tumorali.
IMCURE dedica un’attenzione particolare a un bersaglio strategico: le cellule staminali del cancro. Come le radici di una pianta, queste cellule permettono al tumore di ricrescere anche dopo che una terapia sembra aver funzionato. Colpirle significa intervenire alla fonte, non solo sulle cellule visibili.
La ricerca condotta a Candiolo è di tipo traslazionale: il materiale biologico — globuli bianchi e cellule tumorali — viene donato direttamente dai pazienti. In laboratorio si susseguono una fase descrittiva (studiare come sono fatte le cellule) e una fase funzionale (verificare l’efficacia delle terapie sperimentali).
L’obiettivo finale è trasformare i risultati in protocolli clinici, cioè in terapie reali per i pazienti nel prossimo futuro.
La direzione è quella della terapia personalizzata: capire l’unicità del problema di ogni singolo paziente per poi applicare la soluzione più adatta. Non si tratta solo di scegliere il farmaco giusto, ma di comprendere prima la biologia specifica di quel tumore, in quella persona.
Nato a Salina (Isole Eolie), laureato in medicina a Messina e specializzato in oncologia a Torino, il professor Sangiolo ha trascorso tre anni al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, uno dei principali centri mondiali di immunoterapia. Oggi è professore associato di oncologia all’Università di Torino e ricercatore all’Istituto di Candiolo IRCCS.
Appassionato di pesca sin dall’infanzia, ha ritrovato nel lavoro di ricerca lo stesso piacere dell’esplorazione: trovare la strategia giusta, avventurarsi dove ancora non si conosce la risposta.
Il progetto IMCURE è uno dei sei progetti di ricerca finanziati grazie al 5X1000 destinato alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Donare il 5X1000 non costa nulla: è semplicemente una quota dell’IRPEF che puoi scegliere di destinare alla ricerca.
Basta firmare nel riquadro “Finanziamento della ricerca sanitaria” e scrivere il codice fiscale 97519070011.
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