Cura personalizzata del cancro: il modello dell’Istituto di Candiolo – IRCCS

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Se il corpo umano è una macchina, è una macchina molto complicata, con una sorprendente variabilità di reazioni individuali che è riduttivo definire semplicemente meccaniche. Anche per questo oggi sappiamo che la cura personalizzata del cancro non può limitarsi al farmaco o alla sala operatoria: deve accompagnarsi ad altre forme di intervento, anche non strettamente sanitarie, che puntano alla salute del paziente attraverso l’attenzione al suo equilibrio psichico ed emotivo.

La stessa ricerca oncologica non trascura questi aspetti olistici, cioè globali, della cura. Li considera anzi fondamentali per la sua riuscita. L’Istituto di Candiolo – IRCCS, fedele alla propria missione di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, è in prima linea nel mettere a disposizione del paziente tutto quello che può aiutarlo ad affrontare la malattia, conservando la massima qualità di vita possibile. E con il sostegno della Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro lo fa secondo i criteri più moderni, che disegnano il percorso terapeutico sulla persona e non più solo sulla malattia.

Vediamo insieme al dottor Piero Fenu, direttore sanitario di Candiolo, quali sono le tappe e gli strumenti di questo protocollo, che si avvale della collaborazione di un ventaglio sempre più ampio di discipline e competenze.

Dottor Fenu, parliamo del cosiddetto GIC, il gruppo interdisciplinare di cura. Di che si tratta?

A Candiolo abbiamo istituito 20 gruppi interdisciplinari, composti non solo da figure specialistiche in senso clinico classico — cioè chirurghi, oncologi, radioterapisti, radiologi, anatomopatologi — ma anche da quegli specialisti che si occupano più della qualità di vita delle persone. E parlo di psicologi, parlo di nutrizionisti, parlo di terapisti del dolore, parlo di fisiatri. C’è anche, ed è una novità recente, un ricercatore che verifica se ci siano pazienti magari non più rispondenti alle terapie standard che possano essere arruolati in studi sperimentali.

La prognosi dei malati di tumore in questi anni è nettamente migliorata. A cosa si deve?

Attualmente il 70% dei pazienti che ricevono una diagnosi di tumore sopravvive a 5 anni. Mezzo secolo fa a malapena la metà di questa percentuale era sopravvivente a 5 anni. A cosa si devono questi progressi straordinari?

Si devono — è vero — anche a una fase diagnostica più appropriata e più tempestiva, alle campagne di prevenzione, ed anche a tecniche chirurgiche più sofisticate. Ma soprattutto si devono all’introduzione di alcuni farmaci che hanno davvero cambiato la storia clinica della malattia: mi riferisco alla cosiddetta terapia personalizzata, o targeted therapy, e all’immunoterapia.

La terapia personalizzata (targeted therapy)

Per ogni tumore noi individuiamo una serie di marcatori molecolari e di marcatori genici. Questo consente la somministrazione di farmaci mirati, quindi con maggiori benefici per il paziente e con minori effetti collaterali. Questa è la cosiddetta terapia personalizzata, o targeted therapy.

Inibitori del checkpoint immunitario

Un’altra novità importante è costituita dall’immunoterapia. L’immunoterapia significa scatenare le difese immunitarie di ciascun individuo contro le cellule tumorali. Parliamo innanzitutto degli inibitori del checkpoint immunitario.

Cosa sono i checkpoint immunitari? Sono molecole presenti sulle cellule tumorali che in qualche modo hanno la capacità di frenare l’azione difensiva delle nostre cellule dell’immunità. Questi farmaci le inibiscono e quindi le nostre cellule dell’immunità tornano a essere più attive.

Altro sottotipo importante, estremamente evoluto, di immunoterapia sono le cosiddette CAR-T. Le CAR-T sono linfociti che vengono prelevati da alcuni pazienti, specialmente quelli sofferenti per patologie oncoematologiche, in particolare leucemie linfoblastiche acute, linfomi a grandi cellule e mielomi. Questi linfociti vengono prelevati, bioingegnerizzati — cioè viene in qualche modo “saldato” un recettore che si chiama CAR — e poi vengono reinfusi nel paziente.

Questo recettore è una sorta di GPS biologico: una volta nel torrente circolatorio individua le cellule tumorali e le attacca selettivamente. Una terapia mirata che ha cambiato anche in questo caso radicalmente la prognosi di alcune malattie, di alcuni tumori del sangue per i quali prima la prognosi era inesorabilmente infausta e che adesso hanno remissioni anche fino all’80% dei casi.

Un’altra tipologia di immunoterapia sofisticata è quella degli anticorpi coniugati. Sono anticorpi prodotti in laboratorio, specifici per patologia, ai quali viene “saldata” una molecola di chemioterapico. Vengono infusi al paziente e non solo agganciano le cellule tumorali, ma riversano queste microdosi di chemioterapico nell’ambito delle cellule tumorali stesse. Quindi una terapia estremamente sofisticata e precisa, che risparmia le cellule sane. È efficace specialmente per leucemie mieloidi e linfomi, oltre che per il tumore del seno e dell’ovaio.

TIL: i linfociti infiltranti i tumori

Un’ultima categoria di farmaci sono i cosiddetti TIL, un acronimo che sta per “linfociti infiltranti i tumori”. Quando abbiamo una biopsia o un pezzo istologico derivato da un intervento chirurgico in cui è presente un tumore, nella compagine tumorale troviamo anche dei linfociti: linfociti che sono l’indicatore del fatto che in qualche modo il nostro corpo, le nostre cellule dell’immunità, hanno reagito, hanno aggredito il tumore, ma sono state inabili nel contrastarlo.

Noi li preleviamo, poi in laboratorio li coltiviamo con fattori di crescita che li fanno aumentare di numero anche di miliardi di unità, e infine li reinfondiamo al paziente. Questo ci sta dando grandi prospettive in termini di terapia del melanoma metastatico, dei tumori polmonari, dei tumori del distretto testa-collo e dei tumori del collo dell’utero.

Ora diamo uno sguardo alle novità tecnologiche messe in campo dall’Istituto di Candiolo.

Imaging e diagnostica per immagini

Nel campo dell’imaging, cioè della diagnostica per immagini, abbiamo rinnovato il nostro patrimonio tecnologico.

Chirurgia robotica

Nel campo chirurgico abbiamo tre piattaforme robotiche chirurgiche che consentono interventi anche ampiamente demolitivi, con minimi esiti cicatriziali e con possibilità di dimissione precoce del paziente. Il principio della chirurgia robotica si basa sull’estrema precisione nella dissezione dei tessuti, sulla tridimensionalità del campo operatorio, sull’ingrandimento e sulla sofisticatissima qualità dell’immagine rappresentata sui monitor.

Abbiamo inoltre una piattaforma robotica presso la nostra farmacia ospedaliera che consente le preparazioni dei farmaci antiblastici con estrema precisione nei dosaggi.

Radioterapia di ultima generazione

In ambito radioterapico abbiamo tre apparecchiature di ultima generazione: due tomoterapi e un acceleratore lineare. Anche in questo caso un’estrema precisione nell’emissione della dose radiante — cioè della dose curativa — risparmia i tessuti sani e consente una prestazione nell’ambito di pochissimi minuti.

Sequenziamento genico

In ambito anatomopatologico abbiamo un sequenziatore genico che ci permette, per ogni patologia diagnosticata, di ottenere una sorta di identikit del tumore nel giro di pochi giorni.

A Candiolo non si può non parlare della ricerca oncologica, che si muove nei territori più avanzati della genetica e dell’immunologia, con l’obiettivo di trovare nuovi farmaci con minori effetti collaterali. Cito quattro filoni.

  1. Segnali molecolari predittivi. I nostri ricercatori si stanno occupando dell’individuazione di segnali molecolari da parte delle cellule tumorali che possano essere predittivi di una risposta efficace ai trattamenti personalizzati.
  2. Meccanismi di resistenza all’immunoterapia. Stiamo cercando di individuare i meccanismi di resistenza all’immunoterapia, per verificare i motivi per cui alcuni pazienti non rispondono a questi trattamenti.
  3. Intelligenza artificiale in genomica oncologica. Stiamo studiando algoritmi di intelligenza artificiale applicati alla ricerca oncologica in ambito di genomica.
  4. Organoidi tumorali. Stiamo studiando i cosiddetti organoidi, tumori tridimensionali provenienti da cellule individuate nell’ambito di biopsie o di pezzi istologici operatori, che facciamo crescere in vitro. Su questi organoidi possiamo effettuare ricerche per trattamenti farmacologici da poter poi applicare ai pazienti.

Che cosa fate, e in che modo, nell’ambito dei servizi di assistenza psicologica, di ascolto e di quelli volti a mobilitare la capacità emotiva del paziente?

Vi cito solo alcune delle nostre attività.

Il Board degli Utenti

Abbiamo istituito il Board degli Utenti. È un gruppo di lavoro formato da pazienti e da componenti del management — fra cui il sottoscritto — che si riunisce periodicamente allo scopo di ampliare la visione organizzativa dell’Istituto tenendo conto dei bisogni, delle percezioni e delle aspettative dei pazienti. In questo modo portiamo ai tavoli decisionali dell’azienda anche queste opinioni.

Sportello di salute sessuale

Abbiamo poi attivato uno sportello di salute sessuale dedicato a quei pazienti che, nel corso della malattia oncologica, in ragione di interventi chirurgici, di terapie ormonali o semplicemente di sindromi reattive — cioè depressione, ansia — hanno problemi a livello di sessualità. Mettiamo a disposizione alcuni nostri sessuologi esperti che li aiutano a uscire da questo tunnel, attivando, quando necessario, altre figure specialistiche quali endocrinologi, urologi e ginecologi.

Teatroterapia

Vi citerei poi la teatroterapia: attraverso l’ausilio di attori e formatori teatrali, i pazienti si trovano a socializzare, in qualche modo riaffermano la loro identità e sviluppano un senso di comunità e di partecipazione ai lavori di gruppo.

Pet Therapy e Cat Therapy

E infine la Pet Therapy, che è un nostro classico. Da alcuni mesi abbiamo attivato anche la Cat Therapy: anche con i gatti stiamo avendo ottimi risultati e abbiamo in corso uno studio proprio per oggettivare i risultati di questa sperimentazione.

A Candiolo la cura del cancro è il punto d’incontro tra ricerca, tecnologia e attenzione alla persona. Un percorso reso possibile dalla comunità di donatori che da quarant’anni sostiene la Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro.

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