29/06/2026

Melanoma: il vaccino a mRNA che riduce le recidive

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Che cosa succede se nei pazienti operati di melanoma abbiniamo a un ‘vaccino’ a mRNA un anticorpo monoclonale?

Si tratta del pembrolizumab, farmaco già da tempo usato come immunoterapico standardper ridurre la probabilità di recidive.

L’idea di questa inedita associazione di farmaci era maturata nel 2021. A metterla alla prova dei fatti era stata per prima l’equipe del professor Jeffrey S. Weber al Laura and Isaac Perlmutter Cancer Center della Langone Health University di New York.

5 anni, un lasso di tempo non casuale. È quello per convenzione adottato per tenere sotto osservazione i pazienti e valutare l’esito delle cure contro il cancro.

Vaccino e pembrolizumab: i risultati a 5 anni

Scaduto questo periodo, si può affermare che la coppia ha dimostrato di funzionare molto bene. Il pembrolizumab, come era noto, impedisce alle cellule tumorali di nascondersi e riattiva contro di loro il sistema immunitario. Tuttavia, la sinergia con il vaccino fa molto di più: aiuta il sistema immunitario a distinguere le cellule tumorali da quelle sane, superando il problema di una possibile resistenza. Tradotta in cifre, l’efficacia del ‘pas de deux’ si conferma di grande rilievo terapeutico.

I risultati della sperimentazione clinica sono stati presentati ai primi di giugno. La presentazione si è tenuta durante il meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology di Chicago e sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Oncology.

Mostrano una riduzione del 49 per cento del rischio di ricaduta, o di morte, e del 59% del rischio di metastasi in altre parti del corpo. Oggi, dopo 5 anni, il 92% dei pazienti così trattati è in vita, rispetto al 71,3% del gruppo sottoposto alla sola immunoterapia.

Oltre il melanoma: gli altri tumori nel mirino

Il successo contro il melanoma, tumore della pelle tra i più insidiosi per la capacità delle sue cellule di sfuggire ai controlli del sistema immunitario, apre la porta all’impiego dei vaccini in altri tipi di cancro. Tra questi, il carcinoma polmonare non a piccole cellule, il carcinoma della vescica e il carcinoma a cellule renali.

Occorre precisare che, quando si parla di tumori, il termine ‘vaccino’ presenta un significato altro da quel che s’intende per prevenire le infezioni batteriche o virali, o anche alcune forme di tumori che possono svilupparsi da infezioni virali. La differenza è sostanziale.

Che cos’è un vaccino terapeutico in oncologia

In oncologia, i vaccini terapeutici vengono realizzati caso per caso, su misura di ogni paziente, analizzando il Dna del tumore dopo l’intervento chirurgico, e poi usati per addestrare il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali residue.

Dunque non siamo più di fronte a un farmaco di prevenzione. Si tratta di una vera e propria terapia personalizzata. Questo significa che è costruita a misura di ogni paziente, in base alle mutazioni presenti sulle cellule del suo tumore.

L’addestramento del vaccino: neoantigeni e mRNA

Il punto fondamentale è l’addestramento del vaccino. Dopo che il melanoma è stato asportato, il DNA delle sue cellule viene sequenziato e analizzato per individuarne i neoantigeni, cioè le proteine mutate che non sono presenti nelle cellule sane.

In laboratorio, viene creato un mRNA capace di codificare fino a 34 di questi medesimi neoantigeni tumorali. Quando il paziente riceve questo cosiddetto ‘vaccino’, i linfociti T del suo sistema immunitario imparano a riconoscere subito le proteine-bersaglio espresse dalle cellule cancerose residue, e le spazzano via.

Sicurezza del trattamento e prossimi passi

Quanto alla sicurezza del trattamento, secondo gli esperti, è ormai comprovata. Gli effetti collaterali vengono definiti assolutamente gestibili e sovrapponibili a quelli di una normale reazione influenzale.

Studi clinici sono già in corso per verificare se l’associazione tra vaccino e Pembrolizumab possa servire come ‘prima linea’ terapeutica contro le forme di melanoma più aggressive.

Il ruolo della ricerca di INOC

I risultati di questo studio confermano quanto sia fondamentale investire in una ricerca sempre più personalizzata, capace di adattare le terapie alle caratteristiche biologiche di ciascun tumore e di ogni paziente. Un approccio che rappresenta anche una delle direttrici di ricerca di INOC – Istituto Nazionale Oncologico Candiolo.

I ricercatori di INOC sono infatti attivamente impegnati in numerosi progetti nazionali e internazionali dedicati al melanoma. Uno dei principali filoni di ricerca riguarda lo studio dell’assetto molecolare di questo tumore: attraverso modelli sperimentali vengono analizzati i meccanismi che ne guidano la crescita e quelli che permettono alle cellule tumorali di sviluppare resistenza ai trattamenti a bersaglio molecolare. L’obiettivo è individuare nuovi bersagli terapeutici e sviluppare strategie sempre più efficaci e personalizzate.

Accanto alla ricerca di laboratorio, il trattamento del melanoma a Candiolo si fonda su un approccio multidisciplinare che integra chirurgia, immunoterapia, terapie a bersaglio molecolare e accesso a studi clinici innovativi. In questo contesto, risultati come quelli ottenuti con il vaccino terapeutico a mRNA rappresentano un’importante conferma della direzione che la ricerca oncologica sta seguendo: sfruttare le caratteristiche uniche del tumore di ogni paziente per potenziare la risposta del sistema immunitario e ridurre il rischio di recidiva.

Foto del giornalista scientifico Maurizio Menicucci

Maurizio Menicucci – Giornalista scientifico

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