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14/09/2026

Il direttore sanitario di INOC – Istituto Nazionale Oncologico Candiolo, Dottor Piero Fenu
Può sembrare perfino banale affermare che l’esperienza dolorosa della malattia va oltre la sfera individuale del paziente e che lo fa in ragione della severità della patologia. Non di meno, questo “coinvolgimento della comunità nella patologia” ha tardato a tradursi in realtà sanitaria. Solo da pochi anni, spesso all’insegna dell’improvvisazione, si è affermata l’urgenza di intervenire anche sulle condizioni di disagio della cerchia familiare e sociale, esposta a un carico di tensioni affettive e routine operative in grado di compromettere l’equilibrio di chi assiste insieme alla qualità dell’assistenza prestata, quindi di incidere anche sul percorso di cura del paziente.
Consapevoli del problema, i responsabili di INOC – Istituto Nazionale Oncologico di Candiolo e della Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro che lo ha fondato 30 anni fa e lo sostiene attraverso le offerte di migliaia di donatori, sono stati tra i primi in Italia a dotare il centro di professionisti capaci di coinvolgere nel percorso di cura congiunti e amici impegnati nel ruolo di accompagnatori. Oggi, forte di questa lunga esperienza, l’INOC può inaugurare un servizio di “counselling” ancora più articolato e ricco di competenze. Si tratta di un’iniziativa – spiega il direttore sanitario, Piero Fenu – che estende in modo concreto il criterio della medicina olistica, di solito intesa come attenzione alla totalità delle necessità psico-fisiche del singolo paziente, a quelle dei cosiddetti “caregiver”.
Dottor Fenu, possiamo parlare di un pronto soccorso psicologico?
Sì, lo potremmo definire un “servizio itinerante”, per il quale abbiamo anche coniato un motto: “Non è più solo il paziente che va dallo psicologo, ma è lo psicologo che va incontro al paziente”. In sostanza, dal 1° settembre 2026, una nostra psicologa esperta si reca ogni giorno, dalle 9 alle 13, nei reparti di ricovero, e può essere contattata telefonicamente ad un’utenza interna dedicata. In tal modo, è in grado di intercettare tempestivamente la sofferenza emotiva di pazienti e caregiver, e li aiuta a superare i problemi che impediscono loro di rivolgersi agli psicologi.
Quali, ad esempio?
I malati di cancro si trovano spesso ad affrontare un doppio tabù: lo stigma della malattia psichiatrica – cioè la falsa associazione per cui chiedere aiuto allo psicologo equivalga ad ammettere situazioni di squilibrio mentale – e lo stigma del cancro, cioè, la tendenza a considerare il tumore un argomento innominabile, o un verdetto irrimediabile. Ne consegue la tendenza a isolarsi e a dissimulare le emozioni, che aggrava la condizione di disagio. Lo psicologo deve quindi costituire una presenza costante, una parte integrante ed essenziale del percorso di cura, capace di incontrare il paziente anche quando è talmente fragile da non riuscire a chiedere aiuto.
Chi, come e quando può accedere al “Pronto Soccorso Psicologico” di INOC?
Prima di tutto, è rivolto al paziente oncologico, che può così disporre di un primo ascolto anche informale, senza esplicita richiesta. Inoltre, il nostro servizio interviene anche su chiamata del personale sanitario, qualora i medici intravedano nei pazienti segnali clinico-emotivi acuti, come ad esempio stati di prostrazione evidenti e manifestazioni di ansia non controllata. L’assistenza estemporanea del nostro psicologo può ovviamente evolvere nell’inserimento del malato in un percorso di psico-terapia strutturato, nello stesso INOC o nei servizi territoriali. Poi, come si diceva, la nostra iniziativa è aperta anche al caregiver, familiare, amico, o volontario che sia.
Anche in questo caso, prevenire il disagio, cioè cogliere sul nascere ogni sintomo di stress psicofisico, è fondamentale. Se da parte del paziente, però, la domanda di sostegno è più naturale, dalla parte di chi lo affianca proprio alcuni fattori psicologici sembrano complicarla. Il caregiver tende a focalizzarsi sulle difficoltà del parente o dell’amico malato, quindi trascura i propri; oppure, potrebbe non voler confessare la propria vulnerabilità in circostanze che invece richiedono la massima dedizione; o forse, e semplicemente, non si aspetta la disponibilità anche per sé di un gruppo di esperti qualificati cui chiedere aiuto.
Si tratta di soggetti, già penalizzati per la condivisione della sofferenza del malato, che, senza preparazione tecnica e psicologica, affrontano il percorso della diagnosi e della terapia con partecipazione emotiva ed assunzioni di responsabilità, spesso foriere di disagi e sofferenze psico-fisiche. Lo stress prolungato e l’impegno fisico e mentale possono essere causa di una concreta penalizzazione esistenziale, e associarsi a sindromi ansioso-depressive e disturbi psico-somatici importanti. Sostenere emotivamente il caregiver, dunque, non è solo un atto di solidarietà o di empatia, ma una scelta di efficienza organizzativa. Il caregiver è a tutti gli effetti un membro aggiunto dell’equipe curante: garantisce l’aderenza terapeutica, intercetta segnali e sintomi di allarme, previene le complicanze domiciliari: è quindi fondamentale che sia sostenuto nel gestire lo stress con percorsi mirati.
Lei ha coniato il motto di questa iniziativa. Se le chiedessi qual è il motto di Candiolo?
Le direi: “La vera eccellenza in oncologia si raggiunge là dove si incontrano ricerca, cura e umanità”.
Il pronto soccorso psicologico si affianca ai servizi già attivi a Candiolo: la psicologia per i pazienti in terapia attiva, lo psicologo dedicato all’Hospice, lo Sportello di ascolto per i caregiver e le attività di Candiolo Cares. Informazioni e contatti sono disponibili sulla pagina del Servizio di Psicologia di INOC.
Il 6 ottobre 2026 INOC aderisce al Caregiver Day, la giornata promossa dalla Rete Oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta dedicata a chi si prende cura: una tappa in più di un percorso che mette le persone sempre più al centro.

Maurizio Menicucci – Giornalista scientifico