Ricevi un promemoria
Ricevi il Codice Fiscale della Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro da inserire nella tua dichiarazione dei redditi.
20/06/2026

Professoressa Anna Sapino, Direttore Scientifico dell’Istituto di Candiolo – IRCCS
Negli ultimi quarant’anni la ricerca sul cancro ha vissuto una rivoluzione, passando da un approccio generalista a una comprensione molecolare e genetica sempre più dettagliata. Tra i filoni che hanno trasformato l’oncologia, un ruolo centrale è stato assunto dalla genomica dei tumori. Dalla fine degli anni Ottanta, il sequenziamento del DNA ha permesso di identificare i geni coinvolti nella trasformazione tumorale, come oncogeni e oncosoppressori, contribuendo alla costruzione di una mappa del genoma tumorale: una sorta di “codice a barre” di ogni neoplasia.
La scoperta fondamentale è stata che il cancro non è una singola malattia, ma un insieme di malattie diverse, guidate da specifiche alterazioni del DNA, ossia da mutazioni. Anche tumori dello stesso organo, come il polmone, possono quindi avere cause, comportamenti biologici e risposte alle cure differenti. Questo progresso è stato favorito anche dal Progetto Genoma Umano, che ha fornito una mappa di riferimento per interpretare le mutazioni associate ai tumori. I progetti successivi hanno permesso di creare “atlanti” dei genomi tumorali, identificando alterazioni specifiche per i diversi tipi di cancro.
Parallelamente, i ricercatori hanno definito i segni distintivi comuni alle neoplasie, come l’immortalità cellulare, la capacità di indurre nuovi vasi sanguigni e l’abilità di eludere il sistema immunitario. Le ricerche più recenti non si concentrano più solo sulla cellula tumorale, ma sull’ecosistema che la circonda: il microambiente tumorale. Vasi sanguigni, cellule immunitarie, fibroblasti e altre componenti del tessuto circostante svolgono un ruolo cruciale nella crescita, diffusione e resistenza alle terapie.
La comprensione della biologia tumorale ha permesso di sviluppare strategie capaci di colpire selettivamente le cellule malate, limitando il danno a quelle sane rispetto alla chemioterapia tradizionale. È in questo contesto che si sono affermate le terapie mirate a bersaglio molecolare.
Tra i farmaci più efficaci rientrano gli anticorpi monoclonali e gli inibitori delle chinasi, o “piccole molecole”. I primi bloccano proteine o recettori specifici presenti sulle cellule tumorali, come HER2 nel tumore al seno, identificato a metà degli anni Ottanta. I secondi agiscono sulle proteine mutate che inviano segnali continui di proliferazione: un esempio emblematico è l’imatinib nella leucemia mieloide cronica, che ha contribuito a renderla oggi controllabile a lungo termine.
Negli ultimi dieci-quindici anni, un ulteriore cambio di paradigma è stato introdotto dall’immunoterapia, che riattiva le difese immunitarie contro il tumore. I ricercatori hanno scoperto i “freni” molecolari usati dal tumore per spegnere i linfociti. Gli inibitori dei checkpoint immunologici agiscono su questi meccanismi, aiutando il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Rivoluzionaria è stata anche la tecnologia CAR-T, che modifica geneticamente in laboratorio i linfociti T del paziente, per farli riconoscere e attaccare selettivamente le cellule tumorali. Questa strategia ha mostrato risultati significativi in alcune neoplasie del sangue, aprendo prospettive in altri ambiti oncologici.
Tra le tecnologie che hanno contribuito all’avanzamento della ricerca vi è la biopsia liquida, che rileva nel sangue frammenti di DNA tumorale. Questo approccio permette di monitorare la malattia in tempo reale, individuare precocemente eventuali resistenze ai farmaci e orientare con maggiore precisione le decisioni terapeutiche.
Un’altra frontiera rilevante è l’editing genomico, che permette di studiare la funzione dei geni tumorali con precisione senza precedenti. Questi strumenti aiutano a comprendere i meccanismi della trasformazione neoplastica e individuare nuovi bersagli terapeutici. Grazie a questi progressi, la sopravvivenza media a cinque anni è aumentata in molti contesti oncologici, mentre numerose malattie tumorali sono oggi trattate con strategie più efficaci, personalizzate e integrate.
La ricerca condotta in centri di eccellenza, come Candiolo, ha contribuito a trasferire l’innovazione dal laboratorio al letto del paziente. In uno scenario in continua evoluzione, Candiolo sarà parte attiva di una rete globale di ricerca e innovazione. Le sfide future richiederanno collaborazioni internazionali strette, per mettere in comune competenze, dati e tecnologie avanzate. L’Istituto continuerà a rafforzare il proprio ruolo partecipando a grandi programmi condivisi e ampliando il contributo ai trial clinici internazionali, per offrire ai pazienti un accesso più tempestivo alle terapie innovative.
Sostieni la ricerca di Candiolo con il tuo 5X1000: firma nel riquadro “Finanziamento della ricerca sanitaria” e indica il codice fiscale 97519070011. Scopri come donare il tuo 5X1000 a Candiolo.
