07/07/2026

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Candiolo si chiama Inoc e punta a una biobanca di 3mila metri quadrati

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Il nuovo Istituto Nazionale Oncologico Candiolo investirà 250 milioni entro il 2035 per ampliare ricerca, tecnologie e cure personalizzate. Tra organoidi, genomica e una biobanca senza precedenti, ecco le trasformazioni in corso.

Apochi giorni dal cambio di nome della Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro, che celebrando il suo 40esimo anniversario è diventata Fondazione Allegra Agnelli, un altro importante cambiamento è stato annunciato in occasione dei 30 anni dell’Istituto di Candiolo Ircss: la nascita di Inoc Istituto Nazionale Oncologico Candiolo. Non solo un nuovo nome, ma novità cruciali riguardanti dimensioni e dotazioni dell’Istituto destinate a cambiare anche grazie ai 250 milioni di investimento della Fondazione.

Entro il 2035 la trasformazione sarà notevole, come ha spiegato la direttrice scientifica Anna Sapino: «Con la nascita di Inoc la ricerca oncologica di precisione fa un salto di qualità ed entra in una nuova era grazie soprattutto al progetto Biolife, una piattaforma strutturale e tecnologica di ricerca, che vede al suo interno la Biobanca, il Centro organoidi, il Centro di omiche avanzate e il collegamento con il repository di dati clinici.

Il cuore pulsante di Biolife sarà la Biobanca: con una superficie di 3000 metri quadrati sarà l’archivio vivente più grande d’Italia di campioni biologici umani associati ai dati clinici per creare coorti di pazienti “in vitro”. La nuova struttura raccoglierà e conserverà dai tessuti al plasma, dal Dna al sangue, fino alla saliva e alle feci, in modo da preservare tutte le componenti biologiche offerte dal paziente, perché nulla vada perduto.

La conservazione di campioni “vitali” è il tassello cruciale al funzionamento del Centro Organoidi, un innovativo laboratorio, che con tecnologie avanzate, consentirà non solo di replicare mini-modelli in 3D dei singoli tumori derivati dalle cellule malate, ma anche il microambiente in cui crescono, con vasi sanguigni, cellule del sistema immunitario e fibroblasti, per ricreare in laboratorio il tumore così come è presente nell’organismo e vedere come reagiscono tutte le componenti di difesa messe in campo.

Tutto questo consentirà di testare nuovi farmaci con uno screening farmacologico su ampia scala per offrire terapie contro il cancro su misura, non solo ai nostri pazienti ma anche a tutti coloro che hanno le stesse caratteristiche molecolari».

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