05/05/2026

Ricerca sul tumore pancreatico a Candiolo: passione e il valore delle donazioni

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Fin dall’inizio del liceo ho capito la mia passione per la biologia e nel capire i segreti delle cellule e da lì poi sempre di più il desiderio di capire come funzionano e verso la fine del liceo, per un avvenimento familiare di un parente malato di tumore poi morto, mi è venuto il desiderio di poter fare una ricerca nel campo oncologico.

Una parte importante della mia giornata di lavoro è anche insegnare all’università e ho visto negli anni quanto sia fondamentale questo contatto con gli studenti in quanto ho la possibilità di far capire loro che tramite lo studio approfondito dei meccanismi molecolari, delle cellule, di quello che vedo tutti i giorni qui a Candiolo, si può andare oltre e quindi fare nuove scoperte, soprattutto nella speranza che qualcuno di loro possa intraprendere nel futuro una carriera da ricercatore.

Il ricercatore, secondo me, prima di tutto deve avere la passione. La passione è il motore che porta avanti la difficoltà di tutti i giorni degli esperimenti e ci deve essere anche molta determinazione in quanto noi stiamo lavorando con entità biologiche che non seguono assolutamente i nostri piani fin dall’inizio.

Anzi certe volte è all’opposto ed è lì che noi dobbiamo scoprire i meccanismi della vita, quindi di come noi possiamo andare oltre quello che è il nostro pensiero, seguire la natura, quello che ci indica e scoprire cose nuove.

Questa è la passione che io reputo sia il motore della ricerca.

Dai primi giorni in cui sono venuto a Candiolo, io sono venuto a contatto con le persone che lavorano qua, i ricercatori, ho trovato subito un clima di famiglia e di aiuto reciproco che era abbastanza difficile trovare in altri ambienti in cui avevo iniziato a fare la mia ricerca.

Quello che proprio mi ha ancora di più invogliato a portare avanti la mia ricerca è la passione delle persone che lavoravano in questo istituto nel portare avanti i propri progetti chiaramente con un obiettivo comune.

Il principale focus del mio laboratorio è quello di studiare e di individuare nuove terapie nella cura del tumore pancreatico.

In particolare ci focalizziamo sull’utilizzare come target terapeutico il microambiente tumorale, cioè quell’insieme di cellule che non sono le cellule tumorali, ma che cooperano alla crescita del tumore.

Questo microambiente tumorale nei pazienti è un ostacolo per le terapie attuali. Per studiare il microambiente tumorale utilizziamo dei modelli che mimano quello che avviene nella patologia umana e questi risultati possono essere trasferiti velocemente ai pazienti.

Da molecola del sistema nervoso a “semaforo rosso” per il tumore

Il momento più importante e significativo della mia ricerca è quando ho visto che la molecola per la quale ho studiato diversi anni — si chiama Semaforina 3A — è una molecola che normalmente è stata scoperta per regolare il sistema nervoso, ma ultimamente si è visto che può anche regolare la crescita del tumore; anzi, come un semaforo rosso, può bloccare — se la modifichiamo in un certo modo — la crescita del tumore.

Quando ho visto nei miei modelli sperimentali che la somministrazione di questa Semaforina poteva inibire la crescita tumorale del tumore pancreatico, per me quello è stato un enorme passo avanti e mi ha dato grande speranza nella ricerca che facevo.

Inoltre, vivendo nell’istituto si incontrano pazienti che sopravvivono e vivono grazie alla ricerca condotta in questo istituto. Quindi vedere questi pazienti è il mio ulteriore motore che mi spinge ad andare avanti ancora di più nella mia ricerca.

Il vantaggio di portare avanti la mia ricerca nell’istituto è la possibilità di collaborare con la parte clinica, quindi con gli oncologi. Con loro possiamo interagire, presentare i nostri risultati e loro possono darci il loro feedback, cioè il loro punto di vista su come modificare, ad esempio, alcuni aspetti della nostra ricerca e dei nostri modelli e nel contempo noi possiamo fornire a loro dei nuovi target, delle nuove modalità terapeutiche che possono essere nel tempo portate ai pazienti.

Il grande vantaggio di condurre la ricerca nell’Istituto di Candiolo per me è quello di poter accedere a tecnologie sempre più innovative e soprattutto la ricerca ad oggi ha bisogno di nuove frontiere, che si affrontano con nuove strumentazioni.

La ricerca ad alto livello che viene condotta in questo istituto avviene grazie a ogni singola donazione che viene fatta costantemente, che ci permette sempre di avanzare e affrontare nuove sfide del futuro.

Questa ricerca ad alto livello è possibile solo grazie alle donazioni e ogni piccola o grande donazione è fondamentale per poter progredire, andare avanti con la nostra ricerca per portare il bene e migliorare le terapie dei nostri pazienti.

Locandina Campagna 5X1000

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