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07/04/2026
Non ho mai considerato il Cancro il mio avversario: è stato un compagno di viaggio per un certo periodo della mia vita.
Non farsi sovrastare dalla malattia perché non è un nemico, non è un amico, è una situazione. Non pensavo molto all’entità Cancro; io pensavo a quanto mi diceva Elisabetta, a quanto dovevamo fare, ai progetti che avevamo io e la mia oncologa, ai passi successivi, a quanto mi distoglieva da questo pensiero Giorgia, mia moglie.
Il tuo atteggiamento deve essere sempre molto positivo. L’atteggiamento con il quale una persona vive e affronta questo momento difficile della vita fa la differenza. E qui entra un po’ la mia abitudine allo sport, alla fatica, a perseverare, a non mollare.
Perché la malattia non è la gara dei 100 m: la malattia è un percorso lungo, è un percorso difficile, è un percorso dove ci sono dei momenti veramente molto duri e dei momenti di grande gioia. È come appunto una maratona. Se non sei forte ti fai abbattere quando ci sono i momenti bui, e ce ne sono tanti. Se parti pensando di non farcela, probabilmente non ce la fai. Se parti pensando di potercela fare, non so se ce la farai, ma vivrai meglio.
La mia abitudine allo sport mi ha aiutato tantissimo nella gestione del percorso della malattia. Perché io non sono mai stato abituato a vedere i risultati subito, ma a conquistarli. E se io adotto un comportamento di un certo tipo, probabilmente riuscirò a ottenere un risultato. Se io mi alleno tutti i giorni, probabilmente riuscirò a fare quel tempo in quella gara, riuscirò a chiudere quella gran fondo, riuscirò a fare quella salita. È una questione di metodo, di testa e di spirito.
La mia bici si chiama Audace e l’ho fatta fare proprio durante il periodo della malattia. Audace perché era quello che avrei voluto essere durante la malattia, perché avere la forza di guardare in faccia la malattia è molto importante: ti rende positivo. Poi devi essere circondato – e io lo sono stato – da persone che ti aiutano in questo atteggiamento: mia moglie, mio figlio, Elisabetta e gli altri medici che ho incontrato.
Prendere per mano, quando è possibile, il proprio oncologo di riferimento. Perché, parlo della mia esperienza, non mi ha mai abbandonato un giorno, mai.
Dopo circa un anno e mezzo, due anni dall’intervento, mi sono iscritto prima alle Strade Bianche e poi, nel 2024, mi è venuta l’idea di fare la Maratona delle Dolomiti – che avevo già fatto – e contestualmente di fare una raccolta fondi.
Il mio vero obiettivo era quello di iniziare a far vedere a qualcuno che un malato oncologico che aveva avuto un adenocarcinoma al pancreas riusciva a fare questa cosa. Quando ero in mezzo all’Ordoio e al Passo Sella, guardavo la montagna perché ho capito che ero miracolato a essere lì.
Sono testimone in prima persona di situazioni dove 10 anni fa una persona è morta di un tumore che adesso è curabile. La prevenzione ti aiuta, se hai un po’ di fortuna, a identificare la malattia in una fase iniziale e a poter quindi pensare di guarire. La ricerca aiuta tutti a poter guarire in alcuni casi, oppure a poter gestire meglio la malattia e portare la vita molto più avanti; e magari, con ulteriore ricerca, riuscire addirittura a guarirla.
Durante il mio percorso della malattia, molte sere mi sono ritrovato sul web a cercare delle testimonianze di persone che avevano superato questo momento: non le ho trovate. E so invece quanto è importante poter sentire che qualcuno ce l’ha fatta. Io voglio essere quella testimonianza.
Voglio poter dire alle persone che stanno vivendo in questo momento questo gravissimo problema che si può fare, che ci si può godere dei momenti che la vita ci dà tutti i giorni, ma che molto spesso non riusciamo neanche a vedere. Questo ti aiuta a essere positivo, a vedere le cose in maniera diversa. E per chi in particolare è nel pieno di questa malattia: crederci, perché se non ci credi tu non ci crede nessuno.
