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24/03/2026

Come molti maschi adulti sanno prima ancora di conoscere le cifre reali, il tumore alla prostata è il più diffuso nel loro genere, di cui del resto l’organo è esclusivo. In Italia fa registrare circa 40 mila nuovi casi all’anno e rappresenta il 20 per cento di tutte le neoplasie maschili, con una tendenza ad aumentare proporzionale all’invecchiamento della popolazione.
Terminate le cattive notizie, passiamo a quelle buone: il carcinoma della prostata è sempre più curabile, con una sopravvivenza a 5 anni che supera il 90 per cento dei casi. Questo dato migliora grazie alla diagnosi precoce, quando il tumore è ancora limitato alla ghiandola e non coinvolge tessuti e organi contigui.
La terapia chirurgica, molto spesso indispensabile e risolutiva, non è complessa in sé, ma espone il paziente a possibili effetti collaterali come incontinenza urinaria e incapacità erettile.
Negli ultimi anni, la probabilità che queste complicazioni fossero permanenti si è ridotta notevolmente. Tuttavia, restano criticità importanti per la qualità di vita del paziente.
Grazie a una tecnica sviluppata presso l’Istituto di Candiolo – IRCCS, con il contributo della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, si è raggiunto un importante passo avanti nella riduzione degli effetti collaterali.
I pazienti sottoposti a prostatectomia possono beneficiare di un software basato su intelligenza artificiale, capace di rendere visibili nervi e vene della prostata. Questo supporta il chirurgo robotico nel preservarli durante l’intervento, senza compromettere la radicalità necessaria per eliminare il tumore.
La tecnica è stata sviluppata dall’urologo torinese Francesco Porpiglia, attualmente l’unico al mondo ad applicarla con la sua équipe. Il primo intervento è stato eseguito a ottobre e, da allora, sono stati trattati circa venti pazienti, con risultati molto promettenti.
Negli ultimi dieci anni, le tecnologie di imaging digitale in 3D applicate alla robotica hanno rivoluzionato la chirurgia urologica. L’incontinenza urinaria si è ridotta a circa il 5 per cento dei casi, spesso risolvibili nel post-operatorio.
Rimane invece più rilevante il problema dell’impotenza sessuale, che interessa circa il 20 per cento dei pazienti, dovuto ai danni alla rete neurovascolare.
Questi sottilissimi fasci neurovascolari, con percorsi variabili da paziente a paziente, sono difficili da individuare con le tecniche tradizionali.
Grazie all’intelligenza artificiale, alimentata con migliaia di dati clinici, è stato sviluppato un algoritmo in grado di ricostruire in 3D l’intera rete neurovascolare della prostata. Questo consente una chirurgia altamente personalizzata.
Durante l’intervento, il chirurgo utilizza il robot Da Vinci e visualizza sia il campo operatorio reale sia la ricostruzione virtuale dei nervi.
L’intelligenza artificiale sincronizza le immagini, trasformandole in realtà aumentata. In questo modo, il bisturi può operare con estrema precisione negli spazi tra i nervi, riducendo il rischio di danni.
L’intervento si conclude in tempi rapidi e con elevata precisione, migliorando il recupero post-operatorio.
Secondo Porpiglia, i principali benefici sono:
Nonostante i costi elevati, la robotica potrebbe diventare più accessibile grazie a modelli organizzativi innovativi, come ospedali “hub” con chirurgia a distanza.
Dopo anni di predominio americano, nuovi sviluppi tecnologici stanno emergendo anche a livello internazionale, aprendo scenari futuri sempre più avanzati.
La telemedicina, in questo contesto, non è più un’ipotesi ma una realtà concreta.

Maurizio Menicucci – Giornalista scientifico
