Ricevi un promemoria
Ricevi il Codice Fiscale della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro da inserire nella tua dichiarazione dei redditi.
15/04/2026
Dicono di noi
La Repubblica Salute
Uno studio piccolo ma promettente individua una possibile strategia per arginare il killer silenzioso (insieme alla chemioterapia). Migliorando la sopravvivenza, anche nei casi metastatici. I risultati su Nature Medicine e il cauto ottimismo dei medici.
Per Robert Brightman, la vittoria contro il cancro non si misurava solo in mesi, ma in autonomia. Nonostante una diagnosi di tumore al pancreas metastatico — una delle più spaventose in medicina — Robert riusciva ancora a prendere l’autobus 151 di Chicago per raggiungere la Northwestern Medicine, dove partecipava alla sperimentazione di una nuova terapia.
Per Robert, poter camminare verso la clinica come un cittadino qualunque era il segno che la malattia non aveva ancora vinto. Più o meno nello stesso periodo anche Matthew Husar affrontava la stessa sfida.
Il lavoro fatto fino ad oggi, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine, potrebbe essere la base per uno studio più ampio di fase III.
Il tumore al pancreas è noto come il “killer silenzioso”: difficile da individuare, difficilissimo da trattare. E lo è ancor di più quando si presenta in forma avanzata e non operabile. Ma lo studio condotto dalla Northwestern University su 233 pazienti affetti da carcinoma pancreatico metastatico, arruolati in 60 centri di sei paesi tra Nord America ed Europa, sembra aver rimescolato le carte. Nello studio i pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere la chemioterapia standard oppure la stessa chemioterapia in combinazione con elraglusib, un nuovo farmaco.
Ebbene, a un anno dall’inizio del trattamento, il 44% dei pazienti che ha assunto elraglusib insieme alla chemioterapia era ancora in vita, contro il 22% di chi ha ricevuto solo la chemio. Il farmaco ha ridotto il rischio di morte del 38%. E circa il 13% del gruppo trattato con l’elraglusib ha raggiunto i due anni di sopravvivenza, un risultato che nel gruppo di controllo (sola chemioterapia) è stato pari a zero. In generale, i pazienti trattati con elraglusib hanno avuto una sopravvivenza media di 10,1 mesi, rispetto ai 7,2 mesi di coloro che hanno ricevuto solo la chemioterapia.
L'articolo completo è disponibile a questa pagina