19/01/2026

L’oncologia, con il contributo crescente di molte discipline scientifiche, e la spinta, per altro appena agli inizi, dell’AI, sta ampliando a una velocità straordinaria i propri confini, come confermano anche le molteplici linee di ricerca dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, delle quali cerchiamo di darvi un puntuale resoconto.
Tuttavia, se guardare in casa è relativamente semplice, raccontare quel che di più significativo lo studio dei tumori e delle loro cure fa altrove, è un compito proibitivo e non solo per la mole dei dati.
A pesare è anche il fatto che nel mondo sempre più inquinato dell’informazione globale, le notizie, tanto più quando riguardano una materia sensibile come la salute pubblica, vanno controllate con la massima accuratezza.
Lo dimostra, tra molti e certamente troppi esempi, il fenomeno dilagante di quei medici di riconosciuta autorevolezza – non per niente il più colpito è il professor Silvio Garattini – che per beffa, ‘obiezione d’incoscienza’, o vera e propria truffa, vengono trasformati, con l’aiuto delle tecnologie digitali, in venditori via web di pozioni magiche, e testimonial di quella stessa sedicente medicina alternativa che loro combattono nella vita reale.
E se questi inverosimili falsi non ingannano chi abbia un minimo di senso critico, ben più sottili sono le strategie commerciali di tanti produttori, che illudono il pubblico, spacciando per farmaci miracolosi i loro intrugli, sperabilmente non nocivi, ma certo utili solo alle tasche di chi li propone.
Consapevoli di queste difficoltà di ‘selezione’ nel frastuono informativo, a partire da ora proveremo, ogni tanto, a portare su queste pagine una svelta rassegna di last news, scusandoci in anticipo se il poco spazio a disposizione non permetterà di approfondirle, ma impegnandoci a riportare indicazioni sufficienti perché i lettori che desiderino saperne di più possano, ‘andare alle fonti’.
Il consumo eccessivo di conservanti alimentari è associato a un rischio più elevato di sviluppare neoplasie.
Il dato emerge da uno studio dell’Université Sorbonne Paris Nord e dell’Université Paris Cité, pubblicato nel British Medical Journal, su 105.260 partecipanti di età pari o superiore a 15 anni.
Le informazioni, raccolte dal 2009 al 2023 nell’ambito dell’indagine NutriNet-Santé, riguardavano abitudini alimentari e condizioni di salute.
Tra i 17 i conservanti analizzati, figurano: acido citrico, lecitine, solfiti, acido ascorbico e nitrato di potassio.
Durante il periodo di osservazione, 4.226 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di cancro: 1.208 al seno, 508 alla prostata, 352 al colon-retto e 2.158 altri tumori. Nel dettaglio, i sorbati risultano associati a un aumento del 14 per cento del rischio di cancro in generale e del 26 per cento della probabilità di sviluppare cancro al seno. I solfiti, a un + 12 per cento del rischio di cancro in generale. Il nitrito di sodio, a un + 32 per cento della probabilità di sviluppare tumore prostatico. Il nitrato di potassio, a un aumento del 13 per cento del rischio di cancro in generale, e del 22 per cento del rischio di cancro al seno. Riguardo gli acetati, l’aumento del rischio è del 15 per cento per cancro generale e del 25 per tumore al seno.
Secondo gli esperti, questi dati, sebbene in attesa di conferme, suggeriscono di rivalutare subito le normative sull’uso degli additivi nell’industria alimentare.
I Pfas espongono gli adolescenti a malattie croniche e tumori del fegato, secondo uno studio della University of Southern California e dalla University of Hawai, pubblicato su Environmental Research.
Il pericolo riguarda, in particolare, gli adolescenti con livelli elevati di Pfoa (acido perfluorooctanoico) nel sangue, quelli con una specifica variante genetica (PNPLA3 GG) e i fumatori.
Queste categorie presentano una probabilità quasi tre volte superiore di sviluppare la MASLD, una disfunzione metabolica nota anche come steatosi o ‘fegato grasso’.
È una degenerazione epatica, spesso silenziosa e progressiva, che colpisce circa il 10% dei bambini e fino al 40% dei giovani obesi, aumentando il rischio a lungo termine di diabete di tipo 2, cirrosi e tumori epatici.
I Pfas, utilizzati in padelle antiaderenti, imballaggi alimentari e tessuti idrorepellenti, sono presenti nel sangue del 99% della popolazione statunitense e in circa metà delle riserve idriche.
Un team dell’Università di St. Andrews ha sviluppato un metodo per far diventare ingredienti utili alle terapie antitumorali i rifiuti domestici in PET, che comprendono bottiglie di plastica e tessuti.
Attraverso un processo di semi-idrogenazione catalizzato dal rutenio, i PET possono essere depolimerizzati in etil-4-idrossimetil benzoato, molecola chiave per la sintesi di numerosi composti importanti.
Tra questi, l’antitumorale Imatinib, l’acido tranexamico, da cui si producono sostanze che favoriscono la coagulazione del sangue, e l’insetticida Fenpirossimato.
Attualmente, questi tipi di farmaci vengono creati a partire da materie prime di origine fossile, spesso utilizzando reagenti pericolosi che producono notevoli quantità di rifiuti.

Maurizio Menicucci – Giornalista scientifico