20/05/2026

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La Stampa

Tumore al colon retto, ingannare il cancro per farlo autodistruggere: la scoperta di Candiolo

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Una macchina impazzita che corre senza freni verso l’autodistruzione. È la metafora, e l’assunto. Dal quale parte la nuova strategia terapeutica individuata dai ricercatori dell’IRCCS Candiolo per combattere il tumore del colon-retto metastatico quando smette di rispondere alle cure tradizionali.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Embo Molecular Medicine e coordinato da Sabrina Arena, professoressa associata del dipartimento di oncologia dell’Università di Torino e responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’IRCSS, apre una nuova speranza per i pazienti che sviluppano la cosiddetta «resistenza acquisita» alle terapie mirate: il lavoro è stato possibile grazie al sostegno della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus e della Fondazione Airc.

In Italia il tumore del colon-retto rappresenta la terza neoplasia negli uomini e la seconda nelle donne. Secondo I numeri del cancro in Italia 2025, nel 2026 sono stimate 48.706 nuove diagnosi, di cui 27.473 negli uomini e 21.233 nelle donne. «Da circa vent’anni, i farmaci dedicati rappresentano una colonna portante nel trattamento del tumore al colon-retto, contribuendo a prolungare la sopravvivenza dei pazienti – spiega Arena.

Tuttavia, il tumore è un’entità intelligente: sotto la pressione dei farmaci, impara a evolversi e a scappare, diventando resistente nel tempo in quasi tutti i casi». Lo studio – di cui Kristi Buzo, ricercatore dell’Istituto di Candiolo Irccs è primo autore – punta a soddisfare quello che gli specialisti definiscono «un bisogno clinico insoddisfatto». Quando la resistenza si manifesta, le opzioni per i pazienti diventano infatti drammaticamente limitate.

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