02/02/2026

Stili di vita sani e tumore: nuove evidenze scientifiche

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Stili di vita sani e tumore: attività fisica per migliorare la sopravvivenza

Moto regolare, alimentazione equilibrata, niente fumo, controllo di peso, pressione, colesterolo e glicemia. Uno stile di vita come questo, favorevole alla salute cardiovascolare, aumenta la sopravvivenza anche nelle persone che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore.

Lo dimostra una ricerca, pubblicata sull’European Heart Journal, realizzata nell’ambito del Progetto UMBERTO. Questo studio realizzato in collaborazione con l’Università LUM “Giuseppe Degennaro” di Casamassima, sui dati del Moli-sani, uno dei più ampi studi di popolazione a livello internazionale.

I ricercatori hanno seguito per 15 anni 779 adulti italiani che avevano già ricevuto una diagnosi di tumore. Lo stato di salute è stato valutato attraverso il punteggio Life’s Simple 7 (LS7) dell’American Heart Association. Si tratta di un indice che misura sette fattori di rischio cardiovascolare legati allo stile di vita.

Ne emerge che i partecipanti con un profilo cardiovascolare più sano presentano un rischio di mortalità complessiva inferiore del 38% rispetto a chi adotta comportamenti meno salutari. Ogni punto in più nel punteggio LS7 risulta capace di ridurre del 10% la mortalità per cancro.

Una parte rilevante del legame tra stili di vita sani e riduzione della mortalità sarebbe spiegata da fattori biologici comuni a malattie cardiovascolari e oncologiche, tra cui l’infiammazione subclinica, la frequenza cardiaca e i livelli di vitamina D.

Uno studio dell’Ospedale Policlinico San Martino di Padova, dell’Università di Genova e del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam, pubblicato su Nature, dimostra che l’antinfiammatorio desametasone potenzia l’effetto delle terapie ormonali.

Questo avviene grazie a un’azione simile a quella del cortisolo, ormone dello stress che rallenta la crescita delle cellule tumorali.

Digiuno controllato e cortisolo

L’incremento del cortisolo in circolo è alla base degli effetti positivi del digiuno controllato nelle pazienti con tumore al seno in terapia ormonale, già dimostrati dallo stesso gruppo di ricerca.

L’utilizzo del desametasone o della dieta potrebbe quindi diventare una strategia integrata per ridurre la progressione del cancro. In tal modo verrà potenziata l’efficacia delle terapie ormonali e recuperando la sensibilità al trattamento nei casi di resistenza ai farmaci.

Tuttavia, a causa dei possibili eventi avversi correlati al desametasone e del pericolo di malnutrizione con una dieta restrittiva, tali interventi non possono essere “fai da te”: devono essere seguiti esclusivamente sotto stretto controllo medico.

I lettini abbronzanti espongono a un rischio elevato di sviluppare melanomi. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science Advances, condotto dalla Northwestern Medicine e dall’Università della California a San Francisco.

I ricercatori hanno sequenziato 182 biopsie cutanee di utilizzatori di lettini abbronzanti e di un gruppo di controllo, confrontando anche le cartelle cliniche di circa 3.000 utenti con quelle di altrettanti non utenti.

I risultati mostrano che questi dispositivi favoriscono mutazioni delle cellule della pelle due volte e mezzo più della luce solare. Il melanoma è stato diagnosticato nel 5,1% degli utilizzatori, contro il 2,1% del gruppo di controllo.

Anche nella pelle di chi utilizza solo lampade abbronzanti sono state rilevate alterazioni del DNA che predispongono al tumore. L’OMS ha da tempo inserito i lettini abbronzanti nella stessa classe di rischio di cancro del fumo e dell’amianto.

Sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione del melanoma è fondamentale, anche attraverso avvertenze chiare come quelle presenti sui pacchetti di sigarette.

Un vaccino terapeutico personalizzato, sviluppato a Ginevra, mostra risultati promettenti nel trattamento di tumori solidi in stadio avanzato resistenti a chemio e radioterapia.

La tecnologia, denominata MVX-ONCO-1, è stata sviluppata dagli Hôpitaux universitaires e dall’Università di Ginevra e pubblicata su Cancer Research Communications.

Il vaccino utilizza l’intero patrimonio antigenico del tumore del paziente e una stimolazione immunitaria continua e mirata. Le cellule tumorali inattivate vengono reiniettate come vaccino personalizzato, mentre microcapsule sottocutanee rilasciano un immunostimolante stabile.

Nei primi test su 34 pazienti, oltre la metà ha ottenuto un beneficio clinico, dalla stabilizzazione della malattia a una sopravvivenza prolungata, senza effetti collaterali significativi.

Foto del giornalista scientifico Maurizio Menicucci